“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20)

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        Dio ha chiuso la bocca del leone per Daniele. Ha diviso il mar Rosso per Mosè. Ha dato un bambino a Sara. Ha risuscitato Lazzaro dalla morte. Niente di ciò che affronterai oggi sfugge al suo controllo. Fidati di Dio!

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          Il silenzioso, tiepido e mondano Cristianesimo fai da te

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          Il silenzioso, tiepido e mondano Cristianesimo fai da te è uno dei problemi odierni che noto sempre più spesso nella Chiesa Cattolica ...

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              Le bugie del maligno... attenzione...

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                        La fede è accogliere questo messaggio trasformante nella nostra vita, è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi. Certo, il mistero di Dio resta sempre oltre i nostri concetti e la nostra ragione, i nostri riti e le nostre preghiere. Tuttavia, con la rivelazione è Dio stesso che si autocomunica, si racconta, si rende accessibile. E noi siamo resi capaci di ascoltare la sua Parola e di ricevere la sua verità. Ecco allora la meraviglia della fede: Dio, nel suo amore, crea in noi – attraverso l’opera dello Spirito Santo – le condizioni adeguate perché possiamo riconoscere la sua Parola. Dio stesso, nella sua volontà di manifestarsi, di entrare in contatto con noi, di farsi presente nella nostra storia, ci rende capaci di ascoltarlo e di accoglierlo. San Paolo lo esprime con gioia e riconoscenza così: «Ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete» (1 Ts 2,13).

                        Dio si è rivelato con parole e opere in tutta una lunga storia di amicizia con l’uomo, che culmina nell’Incarnazione del Figlio di Dio e nel suo Mistero di Morte e Risurrezione. Dio non solo si è rivelato nella storia di un popolo, non solo ha parlato per mezzo dei Profeti, ma ha varcato il suo Cielo per entrare nella terra degli uomini come uomo, perché potessimo incontrarlo e ascoltarlo. E da Gerusalemme l’annuncio del Vangelo della salvezza si è diffuso fino ai confini della terra. La Chiesa, nata dal costato di Cristo, è divenuta portatrice di una nuova solida speranza: Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto, salvatore del mondo, che siede alla destra del Padre ed è il giudice dei vivi e dei morti. Questo è il kerigma, l’annuncio centrale e dirompente della fede. Ma sin dagli inizi si pose il problema della «regola della fede», ossia della fedeltà dei credenti alla verità del Vangelo, nella quale restare saldi, alla verità salvifica su Dio e sull’uomo da custodire e trasmettere. San Paolo scrive: «Ricevete la salvezza, se mantenete [il vangelo] in quella forma in cui ve l’ho annunciato. Altrimenti avreste creduto invano» (1 Cor 15,2).

                        Ma dove troviamo la formula essenziale della fede? Dove troviamo le verità che ci sono state fedelmente trasmesse e che costituiscono la luce per la nostra vita quotidiana? La risposta è semplice: nel Credo, nella Professione di Fede o Simbolo della fede, noi ci riallacciamo all’evento originario della Persona e della Storia di Gesù di Nazaret; si rende concreto quello che l’Apostolo delle genti diceva ai cristiani di Corinto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno» (1 Cor 15,3).

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                          È diritto di ogni uomo conoscere Cristo per ricevere da Lui la vera salvezza nel tempo e nell’eternità. Dare Cristo è obbligo per chi lo conoscere. Non ostacolare perché si giunga a Cristo è dovere di chi Gesù non conosce o non vuole conoscere.
                          http://homilyvoice.it/public/TT/2019.03/15M.htm

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                            Il silenzioso, tiepido e mondano Cristianesimo fai da te

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                            Il silenzioso, tiepido e mondano Cristianesimo fai da te è uno dei problemi odierni che noto sempre più spesso nella Chiesa Cattolica ...

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                              BREVI RIFLESSIONI – CAMMINO DI FORMAZIONE NELLA PAROLA. Il rischio che ognuno possa farsi un suo Vangelo, una sua dottrina, una sua Parola, una sua verità, una sua morale, è sempre a portata di mano. Paolo ha lasciato sola per qualche mese la comunità di Corinto e in essa è iniziata a crescere ogni erba cattiva di immoralità e di falsa fede. In pochi mesi nulla della fede era rimasto nella sua purezza delle origini. Si era giunti a negare finanche la risurrezione di Gesù Signore, che è il cuore, il fondamento di tutta la fede cristiana. Anche presso i Galati si nota lo stesso tradimento del Vangelo. Ecco perché urge la catechesi. La catechesi non è un palcoscenico sul quale ognuno entra e recita a soggetto. La catechesi è vera comunicazione del mistero della salvezza, secondo la Scrittura, la Tradizione, il Magistero della Chiesa, la sana teologia. Essa va impartita dal ministro della Parola in nome e con l’autorità della Chiesa. La catechesi è vero insegnamento “magisteriale”. È un insegnamento che obbliga il fedele all’obbedienza. Se chi partecipa alla catechesi, non comprende, può chiedere spiegazioni, che sempre dovranno essere insegnamento “magisteriale”. Nemico della catechesi è il “secondo me”. A nessuno è lecito insegnare servendosi “del secondo me”. La catechesi è impartire una dottrina sicura, ecclesiale, senza fraintendimenti o equivoci. La verità è verità. La falsità è falsità. Cristo è Cristo. Il mondo è mondo. La giustizia è giustizia. Il Vangelo è Vangelo. AMARE LA MISSIONE ABBRACCIATA. Chi vuole essere fedele alla missione, deve amare la missione. Come si ama la missione? Facendola divenire vita della nostra vita, pensiero del nostro pensiero. Si ama la missione, quando la vita si fa divenire missione. Noi invece diamo del tempo alla missione, ma non la vita. Non solo. Pensiamo che si possa vivere la missione solo nel momento in cui ci si dedica alla missione. Ma solo con il corpo. Spesso siamo senza lo spirito, senza l’anima, senza il pensiero. Altre volte riduciamo la missione ad un’opera da compiere. Altre volte la viviamo dal peccato. Non si può svolgere nessuna missione evangelizzatrice, di salvezza, di conversione se siamo nel mondo, nel peccato e viviamo alla maniera del mondo. La missione si può solo vivere dalle virtù, nella grazia, nella santità della vita. Peccato e missione, vizio e missione stridono. CAMMINO ECCLESIALE. Il nostro cammino è ecclesiale se è cammino nella Scrittura, nella Tradizione, nel Magistero sotto la guida di coloro che sono stati costituiti pastori per nutrire il gregge di Cristo Gesù di grazia, verità, luce, Spirito Santo. Senza la guida del pastore non c’è cammino ecclesiale. Ma se il cammino non è ecclesiale, neanche la missione è ecclesiale. La missione evangelizzatrice necessariamente comporta l’affidamento dell’anima al pastore perché sia lui a condurla nella verità di Cristo Gesù. Pastore e gregge devono essere una cosa sola, mai due realtà separate. Oggi stiamo assistendo a metamorfosi terrificanti. I pastori cambiano “specie“ e si fanno pecore. Le pecore cambiano “specie” e si fanno pastori. Il presbitero si dichiara laico tra i laici. Il laico assume il ruolo di vero pastore. La metamorfosi danneggia la Chiesa più che mille eresie. PREGHIERA DI RICORDO. Nella Scrittura Santa sempre si chiede al Signore che si ricordi della sua Parola, della sua Alleanza, delle sue Promesse. Il ricordo è richiesta di benevolenza, misericordia, perdono, compassione. Noi ricordiamo al Signore ogni persona, perché il Signore le copra tutte con il suo amore e luce. La preghiera di ricordo non ha bisogno di parole. Il Signore sa di cosa ha bisogno ogni persona e Lui sempre provvede con grande amore. Madre di Dio, facci veri missionari nella Chiesa per il ricordo della Parola di tuo Figlio Gesù. Fa’ che essa per la nostra voce raggiunga ogni cuore e porti in esso frutti di vita eterna.
                              http://mastrosblindo.altervista.org/monsdibruno/

                              • aldo
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                                  RIFLESSIONI BREVI – A DURA PROVA. La prova è come il crogiolo: serve a constatare quando forte è la fede, la speranza la carità. Ogni uomo di Dio è provato. La prova più grande però riguarda la fede. Anche se tutto il mondo decide di non crede nella Parola di Cristo Gesù, noi dobbiamo credere in essa e obbedire al mandato che ci è stato affidato per tutti i giorni della nostra vita. Giuseppe ha visto in un sogno proveniente dal Signore che si sarebbe innalzato sulla sua famiglia. Deve credere quando è gettato nella cisterna, quando è venduto agli Ismaeliti, quando è schiavo di Potifar, quando è nelle prigioni del faraone. La storia dice il contrario della Parola e anche gli uomini dicono il contrario. Ma chi ha ricevuto la Parola, deve rimanere in essa, sempre. Gli uomini dicono il contrario. Ma chi deve annunziare la Parola deve perseverare nell’annunzio, anche se nessun uomo della terra crede in essa. La prova è nella fede che diviene obbedienza. Si obbedisce sino alla fine. Si persevera nel comando ricevuto sino alla fine. Oggi, poiché il mondo si rifiuta di ascoltare la Parola, noi gli offriamo altre cose. Siamo caduti dalla prova. Non abbiamo perseverato. Abramo riceve la promessa da parte del Signore. Il Signore gli chiede il Figlio della promessa. Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza. Anche Gesù si fece obbediente fino alla morte di croce. Sulla croce Lui ha creduto nella risurrezione. Ha vinto la prova. Ha perseverato nella fede sino alla fine. Tutto il mondo pensava di averlo eliminato per sempre. Il Padre lo ha risuscitato dal sepolcro. Ora Egli è immortale e nella gloria. Ogni discepolo di Gesù è provato nella sua fede. Oggi in modo particolare. Tutto il mondo non crede più nella Parola di Gesù. Il discepolo deve continuare a credere. Anche se rimanesse solo nella Chiesa, deve continuare a credere. La prova è personale. Tutti possono fallire. Ognuno personalmente è obbligato a rimanere fedele. La caduta di tutti non giustificherà mai la propria caduta. Al tempo di Noè tutto il mondo era corrotto. Solo lui perseverò nella giustizia. Rimase fedele. Per la sua fedeltà il Signore ha salvato la vita di uomini e di animali sulla terra. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione (2Tm 4,7-8). Paolo così conclude la sua confessione di Apostolo del Signore. Tutto il mondo può anche non aver creduto alla sua predicazione. Lui però è rimasto fedele al mandato ricevuto di predicare il Vangelo ai pagani. Le comunità da lui fondate cadevano dalla fede, lui rimaneva sempre fedele e rimetteva di nuovo la Parola della verità nei cuori di molti. Tutto il mondo può anche non credere. Chi ha ricevuto il mandato deve perseverare. Il mondo può anche crocifiggere. Si deve continuare. AIUTO CELESTE. Quando il piano del Signore potrebbe essere compromesso dalla volontà ostile degli uomini, Lui sempre interviene con la sua sapienza e onnipotenza. Nulla al Signore è impossibile. Tutto Lui può fare perché il suo piano di salvezza non venga interrotto dalla potenze del male. Gesù è Crocifisso. Il mondo pensa di aver ottenuto una schiacciante vittoria. Gesù risorge. Il mondo rimane sconfitto. Gli Apostoli sono nel sinedrio. Si mette male per loro. Rischiano di essere lapidati. Interviene Gamaliele con la sua sapienza e intelligenza ed essi vengono liberati. Pietro è nel carcere. Erode sta per metterlo a morte. La Chiesa prega. Al Signore ancora Pietro serve e manda un Angelo a liberarlo dalla prigione. Anche Paolo serve al Signore e per la liberazione da morte certa si serve del nipote che gli svela il piano ideato dai farisei per ucciderlo. È verità. Sappiamo che il Signore sempre interviene per la salvezza del mistero della sua redenzione. Nessuno però mai saprà attraverso quali vie Lui interverrà. Esse sono suggerite dalla sua sapienza, che a noi non è dato di conoscere fino al suo compimento. Quale vie il Signore sceglierà per ogni singola persona, perché il mistero della salvezza possa essere portato a compimento secondo la sua volontà? Mai lo sapremo anzitempo. Sappiamo però che Lui è sempre attento, vigile, non dorme. Le sue vie sono sempre efficaci. Madre di Dio, fa’ che ogni discepolo di Gesù mai venga meno nell’ora della prova. Sempre sia certo che l’aiuto gli verrà dal suo Signore Dio, Padre Onnipotente.
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                                  • Enrico53
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                                      RIFLESSIONE – RICORDARE IL VANGELO CON LA PAROLA E CON LA VITA. È obbligo di ogni discepolo di Gesù ricordare la divina Parola del Vangelo. Da essa tutto deve sempre iniziare e in essa tutto concludersi. Senza il ricordo della Parola, non si edifica il regno di Dio, non si costruisce la Chiesa di Cristo Gesù. Si è cristiani vani, alberi senza frutto, lampade senza olio. Dio, il nostro Dio, il Creatore del cielo e della terra, il Signore dell’universo, manda i suoi profeti, perché riportino nel cuore del suo popolo, e per mezzo di esso, nel cuore di ogni uomo, la sua divina Parola, alla quale è dovuta piena, perfetta, ininterrotta obbedienza. Dio, il nostro Dio, manda il figlio suo, non solo per annunziare al mondo la divina Parola della vita eterna, ma anche per compiere l’espiazione dei peccati, attraverso la sua obbedienza fino alla morte di croce. Gesù non ha detto solo la Parola. Ha anche mostrato come ad essa si obbedisce. Gesù, il nostro Redentore e Salvatore, il Mediatore unico e universale tra il Padre suo e l’umanità, la via, la verità, la vita, la giustificazione e la pace, il Signore del cielo e della terra e il Giudice dei vivi e dei morti, ha mandato i suoi Apostoli nel mondo per annunziare alle genti la Parola della vita. Anche gli Apostoli, non solo devono annunziare la Parola della vita, devono mostrare come la Parola si vive. Insegnare a vivere la Parola. vivendola, è mandato apostolico essenziale. Tutto è da questo insegnamento. Chi non insegna, vivendo la Parola, rende l’annunzio vano. Oggi molto annunzio è reso vano sia perché al posto della Parola di Dio si dice la parola degli uomini e sia perché si mostra come si vive la parola degli uomini. Non essendo la nostra vita obbedienza alla Parola, la Parola neanche più può essere annunziata. Manca il cuore dal quale trarla. La Madre di Dio, Madre della Redenzione, Madre della Chiesa, Madre della Luce, vede che nei cuori non c’è più la Parola del Figlio suo, Gesù, Essa va annunziata, mostrando come va vissuta. Si mette la Parola nel cuore. La si vive. La si annunzia. Si mostra come ad essa si obbedisce, obbedendo per primo colui che la Parola ricorda, annunzia, dice, insegna. Gesù prima di mandare gli Apostoli nel mondo, ha dato loro la Parola del Padre e ha mostrato come essa si vive anche nei più piccoli precetti. Chi vuole ricordare la Parola deve chiedere che a Lui venga ricordata. La ricorda la Chiesa nello Spirito Santo e lo Spirito Santo nella Chiesa. La Chiesa ricorda la Parola annunziando, insegnando, ammaestrando, evangelizzando, catechizzando. Chi vuole ricordare la Parola deve riceverla con lo Spirito Santo nella Chiesa. Chi la riceve dallo Spirito, sempre si deve confrontare con la Chiesa. Lo Spirito e la Chiesa. Chi riceve la Parola dalla Chiesa, sempre deve chiedere allo Spirito che lo conduca a tutta la verità, nella comprensione e nella vita. Chiesa e Spirito Santo devono essere una sola sorgente della Parola, non due separate, ma una sola. Apostoli e Spirito una sola sorgente. Non solo. Chi annunzia la Parola, deve sempre portare nella Chiesa, perché essa deve completare la conversione alla Parola, con il dono della grazia dei sacramenti. Parola e grazia devono essere una cosa sola. Tutto si compie nelle Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa. È verità di essenza. Quando non si è nella Chiesa, quando non si forma la comunità ecclesiale, quando non si vive come vero corpo di Cristo, l’annunzio della Parola è vano. Il vero frutto dell’annunzio è la formazione del corpo di Cristo, nell’unità e nella santità, nella comunione e nella pace. L’annunzio della Parola porta al corpo di Cristo che è la Chiesa. Chi riceve la Parola, chi l’accoglie, necessariamente dovrà accogliere la Chiesa per formare la Chiesa. La Chiesa non è invisibile, ma visibile. L’appartenenza alla Chiesa deve essere visibile e così la formazione della Chiesa. Quando siamo certi che ricordiamo la Parola? Quando avviciniamo qualcuno alla Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, in modo visibile e non invisibile, aiutandolo perché diventi figlio della comunità parrocchiale e diocesana. Senza l’inserimento nella Chiesa, non c’è ricordo della Parola. Madre di Dio, fa’ che ogni cristiano ricordi la Parola di Gesù in pienezza di verità, amore, giustizia, santità. Dal ricordo tutto nasce nella conversione.
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